È una pianta caducifoglia, legnosa, assai ramificata, con rami fragili; vegeta sotto forma di arbusto o di albero e ha chioma espansa e irregolare; può raggiungere i 10 metri di altezza.
Presenta una corteccia grigio cenere che permane assai liscia anche a maturità.
Costituisce la varietà spontanea del fico e si differenzia da esso per il minore sviluppo vegetativo e per i frutti (in realtà infruttescenze) asciutti, stopposi e di solito non commestibili.
È detta anche “Fico capro” o fico maschio perché svolge la funzione di impollinatore maschile.
FOGLIE
Sono caduche, grandi (spesso oltre i 10 cm), con picciolo lungo, lamina divisa in 3-5 lobi più o meno profondi, pagina superiore ruvida e verde e pagina inferiore più chiara con nervature evidenti.
FIORI
Sono infiorescenze che presentano un ricettacolo cavo, piriforme, detto siconio, il cui interno è tappezzato da piccoli fiori maschili e femminili, privi di petali.
Le infiorescenze sono dotate di un pedicello che le fissa ai rami e di un’apertura all’estremità opposta, chiamata ostiolo, attraverso il quale un piccolo insetto (la Blastophaga psenes) penetrerà all’interno.
Infatti, attraverso l’ostiolo, la Blastophaga psenes raggiunge i fiori femminili del fico selvatico, che hanno stilo breve, trasformandoli in galle per la deposizione delle uova. Di conseguenza il caprifico è donatore di quel polline che viene poi trasportato dall’insetto quando va a visitare altri siconi con fiori femminili della varietà “non” selvatica (detti fichi “femmina”) che darà fichi commestibili. Tali fiori, questa volta in maggioranza a stilo lungo, impediscono all’insetto di raggiungere gli ovari per pungerli e deporvi le uova e nel contempo tali da costringerlo a urtare gli stigmi lasciandovi attaccati i granuli di polline involontariamente raccolti nelle visite al caprifico. A questo punto si innesca lo sviluppo di frutti o meglio infruttescenze “normali” (i veri frutti sono in realtà acheni con seme posti all’interno dei fichi stessi) e la contemporanea trasformazione del siconio in un corpo carnoso e zuccherino.
FRUTTI
Il siconio, come già accennato, è sia l’infiorescenza che l’infruttescenza.
I frutti del caprifico non sono commestibili essendo asciutti, stopposi e non dolci.
Nel fico “femmina”, i veri frutti sono piccoli acheni che non si aprono spontaneamente a maturità (pertanto detti indeiscenti), immersi nella polpa del ricettacolo, vale a dire del siconio, finalmente ingrossato, carnoso e zuccherino, assai apprezzato da molte specie animali, dalle capre ai volatili.
HABITAT
Predilige ambienti caldi, soleggiati e aridi; si sviluppa su qualsiasi terreno purché ben drenato, anche su rocce, ruderi e fessure dei muri.
Mal si adatta a climi molto rigidi e alle gelate intense. Vegeta dal livello del mare fino agli 800 metri di altitudine.
AREALE GEOGRAFICO
Specie originaria del Medio Oriente, diffusa in tutto l’areale del Mediterraneo, fino all’Atlantico e all’Europa continentale e in varie parti del mondo con clima Mediterraneo.
CURIOSITÀ
Il lattice, fortemente caustico, veniva utilizzato per eliminare le verruche.



