È un arbusto legnoso sempreverde alto da 30 cm fino 1 metro e 20 circa, assai ramificato, vellutato e vischioso nei rami superiori, dall’aroma non gradevole.
Presenta una corteccia bruno-rossiccia.
FOGLIE
Sono opposte, sessili, con lamina stretta lineare-lanceolata, lunghe fino a 5 cm, di colore verde scuro, rugose e reticolate nella pagina superiore (leggermente ripiegata verso la pagina inferiore), vischiose e ricoperte da peluria in quella inferiore.
FIORI
I fiori sono piccoli, di 2-3 cm di diametro, con petali bianchi “spiegazzati” e una piccola macchia gialla alla base; e numerosi stami gialli.
Il calice è ricoperto da fitta peluria.
Il periodo di fioritura va da marzo a maggio.
FRUTTI
Il frutto è una capsula ovoidale contenente numerosi semi.
Le capsule coriacee si mantengono integre al passaggio del fuoco permettendo ai semi una successiva germinazione.
Fruttifica a giugno.
HABITAT
Vegeta su macchie degradate e garighe, su terreni aridi e poveri, preferibilmente di natura silicea, dal livello del mare sino oltre i 1000 metri di quota.
Può essere presente in formazioni pure (cisteti) o in aree degradate di macchia mediterranea, in cui permane se attraversate da incendi. Con la sua “umile” presenza rallenta l’ulteriore degradazione dei suoli, favorisce la ripresa vegetativa di altre specie vegetali, e nel caso vi sia ricostituzione del bosco tende a scomparire.
AREALE GEOGRAFICO
Specie presente in Europa meridionale (Francia inclusa), Africa settentrionale e Asia minore.
CURIOSITÀ
Il legno di cisto brucia a fiamma costante e veniva utilizzato per la cottura di ceramiche e brocche artigianali.
In Sardegna, le sue frasche venivano utilizzate per ricoprire i tetti delle capanne dei pastori.
Il nome generico, dal greco kìsthos (capsula, cesta), allude forse alla forma del frutto; il nome specifico si riferisce alla città di Montpellier, nei cui dintorni venne identificato per la prima volta.
La macchia a cisto ospita diversi esempi di simbiosi con varie specie di funghi tra i quali il Boleto del cisto (Leccinellum corsicum), assai ricercato e noto dalle nostre parti come cordolinu de murdegu.



