È un piccolo albero alto 6-10 metri, a foglie caduche con chioma larga ed espansa, generalmente bassa, ovoidale e globosa dai rami eretti e glabri, vale a dire privi di peluria.
Il tronco è diritto, la corteccia grigio cenere, liscia negli esemplari giovani poi grigio-bruna rugosa e fessurata negli esemplari adulti.
Ha un apparato radicale molto profondo.
FOGLIE
Sono caduche, provviste di breve picciolo, coriacee, opposte, semplici, glabre, a lamina lobata a tre lobi quasi uguali e margine intero.
Sono di colore verde-scuro e lucide nella pagina superiore, più chiare in quella inferiore; con l’approssimarsi dell’autunno il loro colore vira verso il giallo per passare al rosso intenso.
Sono lunghe 3-5 cm e larghe 4-7 cm.
FIORI
I fiori sono ermafroditi, in essi coesistono gli organi sessuali maschili e femminili; riuniti in fascetti penduli terminanti tutti alla stessa altezza (corimbi), di colore giallo-verde.
Fiorisce ad aprile-maggio insieme all’emissione delle foglie.
FRUTTI
Il frutto è una disamara fornita di ali parallele: il caratteristico frutto secco degli Aceri formato da due samare affiancate simmetricamente, a formare una specie di elica che favorisce la disseminazione ad opera del vento. La disamara è glabra e di colore bruno-rossiccio a maturità; lunga circa 2-3 cm e contenente 2 semi.
HABITAT
Preferisce ambienti luminosi e soleggiati e vegeta in qualsiasi tipo di terreno.
AREALE GEOGRAFICO
È diffuso in Europa meridionale, Africa del nord e l’Asia Minore. In Italia vegeta in quasi tutte le regioni, in Sardegna soprattutto nella parte centrale.
CURIOSITÀ
L’Acero è coloratissimo in autunno: dove è presente si scorge il mutamento stagionale delle foglie, fino alle diverse gradazioni di rosso, che spicca nel bosco. Un buon esempio di questi colori è la foresta demaniale di Montarbu, in territorio di Seui, dove esemplari di questa pianta sono diffusi.
Per la facile adattabilità a diversi ambienti ed il colore delle foglie diverso nelle varie stagioni viene utilizzato come pianta ornamentale da giardino.
Il nome latino dell’acero (Acer), citato in Plinio e Ovidio, potrebbe derivare da acer acris a punta, pungente, per i lobi appuntiti delle foglie o per l’uso dell’acero nella fabbricazione delle lance.



